Campus orientativo interno 2014


Sabato 25 ottobre 2014 le classi quinte del Liceo linguistico hanno partecipato al Campus interno di orientamento universitario post-diploma.
L’incontro con gli ex-allievi del Bianconi che ora stanno frequentando il 2° o il 3° anno di università nei vari atenei è diventato, nel corso degli anni, un appuntamento fondamentale nella complessità delle scelte che si aprono davanti agli studenti come un ventaglio di opportunità di conoscenze e di esperienze.

Riportiamo alcune testimonianze scritte da alunne del liceo che hanno partecipato a questo incontro e da un’ex-alunna  che per un giorno ha respirato di nuovo il clima dell’ “antico liceo” .

 

Ascoltare le esperienze, per decidere!

Sabato 25 Ottobre 2014 noi alunni delle classi 5^A e 5^B abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad un campus orientativo offerto dalla scuola. Ventidue ex alunni del liceo linguistico del Collegio Bianconi si sono resi disponibili per passare una mattinata di condivisione con noi studenti di quinta.

A seconda delle facoltà universitarie da noi scelte, abbiamo potuto confrontarci con ragazzi e ragazze di due, tre anni più grandi sulla nostra scelta post maturità. Il futuro è un fardello che preme su noi giovani del giorno d’oggi e le scelte che siamo tenuti a fare non sempre ci risultano chiare ed immediate.

Ascoltare le esperienze degli ex alunni, con cui abbiamo condiviso lo stesso liceo, spesso gli stessi professori, lo stesso ambiente per cinque anni, è stata un’esperienza concreta e significativa. Grazie a questa iniziativa qualcuno avrà confermato ulteriormente la sua decisione futura, altri avranno cambiato idea e avranno spostato i propri interessi verso una facoltà diversa; ciononostante accostarsi alle realtà universitarie e conoscerle hanno fatto sì che potessimo abbracciare concretamente ciò che ci aspetta finito il liceo. Questa giornata ha aiutato ad indirizzarci verso la strada che ci condurrà là fuori nel mondo “dei grandi”. Gli ex alunni ci hanno motivato e incoraggiato, grazie alle loro testimonianze abbiamo capito che esiste un mondo vastissimo al di fuori del liceo ed esiste un posto anche per noi liceali in quel mondo. Se abbiamo un’idea, un sogno, noi possiamo realizzarlo; se davvero lo vogliamo, noi ce la possiamo fare.

Elvira

 

Arricchente l’incontro con gli ex

Incontrare alcuni ex alunni del Bianconi e avere la possibilità di parlare con loro riguardo il nostro futuro e la loro esperienza universitaria è stato un evento formativo interessante. Hanno arricchito le nostre conoscenze informandoci sulle facoltà verso le quali optiamo, sul tipo di ambiente che caratterizza le diverse università e a quali ambiti lavorativi potremo accedere finito il percorso di studi.

Personalmente ritengo efficace il metodo di dialogo scelto per quest’occasione, perché essendo suddivisi in piccoli gruppi per facoltà, ho avuto l’opportunità di confrontarmi direttamente con gli studenti universitari. E’ stata una giornata in cui ho avuto modo di riflettere sulle mie aspirazioni future ed è stata utile nel capire verso quali tipi di studi sono più orientata. Inoltre è stata un’esperienza motivante perché mi sono sentita più matura, indipendente e capace di prendere da sola le mie decisioni.

Désirée 

 

Take me back to the start

La quinta è l’anno in cui ci si rende veramente conto di cosa sia il futuro, perché è l’anno in cui finisce tutto. È un po’ come mettere un punto fermo. Il libro è finito, è tempo di chiudere la copertina e iniziarne uno nuovo… ed è allora che ci si rende conto di trovarsi in un’immensa biblioteca, con centinaia di volumi tra cui scegliere. Per ogni libro, una storia diversa. Un futuro diverso.

È una prospettiva che lascia un leggero senso di disorientamento.

Credo che sia per questo che ci abbiano chiamati, noi ex studenti: ci siamo già passati. Abbiamo superato il Limbo che separa il liceo dall’università, ma ci ricordiamo perfettamente cosa significa passarci attraverso. Sappiamo che effetto fa sentire il mondo che ci si spalanca davanti. Dopo tre anni di università abbiamo guadagnato l’esperienza di studenti navigati, ma ancora non siamo saliti sul piedistallo degli adulti (quelli veri), quindi godiamo di un’aura di autorevolezza priva di senso di sopportazione.

Tornare nel vecchio liceo è un po’ come fare un viaggio nel tempo. Si torna all’inizio, quando tutto stava finendo e contemporaneamente tutto stava iniziando. È un’esperienza che lascia in bocca un retrogusto dolceamaro.

Amaro perché fino a ieri eravamo noi quelli ad avere bisogno di orientamento (per molti versi, ne abbiamo ancora bisogno). Dolce perché ho rivisto le stesse emozioni dei miei 18-19 anni. Tanto entusiasmo e tanta voglia di mettersi in gioco, ma poche certezze su cosa si voglia fare precisamente. Una voglia matta di partire, ma nessuna destinazione in mente. Le energie che ribollono in fondo allo stomaco, il bisogno impellente di agire e, allo stesso tempo, non avere idea di cosa fare.

Ma d’altra parte, chi può dire di essere assolutamente sicuro di sapere cosa sta facendo? Di sapere esattamente, al di là di qualsiasi imprevisto e al di là di quel groviglio di coincidenze che chiamiamo caso, dove sta andando? Il futuro è avvolto nella nebbia, e noi abbiamo appena vent’anni. Nessuno ha una sfera di cristallo.

Una cosa, però, posso dire di averla imparata con certezza: parlare fa bene. Per quanto i siti internet siano fatti bene, per quanto esaustive siano le brochure delle facoltà, nulla potrà mai rimpiazzare una vecchia, sana conversazione faccia a faccia

Paradossalmente, al labirinto iperconnesso di Internet corrisponde una desolante carenza di dialogo. I pensieri fanno appena in tempo a germogliare prima che una nuova ondata di informazioni le spazzi via, le decisioni nascono e si sviluppano in un silenzio privo di confronti, e sempre nel silenzio muoiono. C’è un motivo se il campus di orientamento si organizza con ex studenti: l’interfaccia virtuale arriva solo fino a un certo punto, ma poi si sente il bisogno di un’interfaccia personale.

Una conversazione di quelle serie, a cellulare e computer spenti, ha lo straordinario potere di mettere ordine fra le centinaia di idee che ronzano in testa. Rende le cose reali. Spesso non ci si accorge di quanto una cosa sia vera finché non la diciamo ad alta voce.

Parlare fa bene anche a chi è seduto dall’altra parte del tavolo. Toglie la polvere. Aiuta a ricordare perché si sono prese certe decisioni. Certe volte si corre il rischio di dimenticare le ragioni che ci hanno portati a imboccare una determinata strada. Ma in fondo, è anche a questo che servono i ritorni alle origini: a ricordare da dove si era partiti.

Francesca