Dal Liceo all’Università: il ritmo delle scelte d’istinto ponderato


 

Le esperienze, o più in generale forse la vita, una volta vissute e riassunte, appariranno come un susseguirsi di attimi, di istanti ben delineati e rapidi: come il suono morbido ma definito di un tamburo al passare di una banda.

Questa è la sensazione che ho avuto sabato 15 ottobre, quando, dopo tanto tempo, ho varcato la porta del Collegio Bianconi per la giornata di orientamento post-liceale rivolta agli studenti di quinta.

In particolare, tre istanti mi sono riaffiorati alla mente. Io davanti alla Commissione di Maturità; io il primo giorno di Università; io adesso. Attimi avvolti da un lasso temporale poco più che biennale, ma che paiono distanti anni luce.

Proprio da qui nasce il messaggio che ho cercato di trasmettere ai ragazzi del Liceo quel giorno, nel modo più leggero e celato ma efficace possibile.

Osate e non accontentatevi, ma siate realisti: tutto va veloce.

Ahimè, non sono ancora un visionario geniale, canuto e corrugato, che da un palco dispensa insegnamenti di vita e citazioni memorabili. Nel mio piccolo e con la mia esperienza, però, ho pensato che ciò che avrebbe potuto maggiormente aiutare un ragazzo nell’importante scelta dell’università fosse proprio racchiuso in quelle poche parole.

Osa, perché spesso quello che non sembra alla portata e pare troppo elevato si rivela meno solenne e più accessibile di quanto appariva. Non accontentarti, ovvero non porti limiti che sono solo frutto della tua percezione, dell’esperienza liceale, e non ascoltare (troppo) quello che dice chi è già passato da quel percorso: troppi consigli, seppur in buona fede, sono estremamente soggettivi e mossi da un (vagamente comprensibile) egoismo giustificativo per quanto non riuscito al meglio. Ciò detto, sii però realista: non avere la benché minima consapevolezza dei propri mezzi, sia in termini di capacità che di volontà, è il primo passo per naufragare nel mare tutt’altro che dolce del disorientamento dalla propria retta via. Infine, non pensare di trovarti sempre dinanzi ad aut aut categorici, poiché spesso le diverse opzioni vagliate non sono che sfaccettature della stessa parte di medaglia: nemmeno il tempo di sbattere due volte le palpebre e ti ritroverai a dover scegliere come continuare il percorso di studi, potendo selezionare (con le ovvie eccezioni) quanto ora escluso.

A fronte di consigli per sciogliere i dubbi derivanti dall’indole, dall’istinto e dalla sensibilità di ogni ragazza/o, ho cercato di rispondere anche a domande più immediate e tremendamente rilevanti, che altro non sono che un’interpretazione tangibile di quanto detto sopra. Per esempio, se è meglio scegliere un corso basilare oppure orientarsi già su qualcosa di più specifico, se l’essere portati per quella tal materia è rilevante ai fini del percorso di studi in oggetto, se è meglio frequentare un corso in italiano o in inglese, se avere un’attitudine umanistica può influenzare un percorso di base scientifica.

Mi auguro di essere stato d’aiuto per qualcuno, anche solo lievemente.

Poi la banda è ripartita, il tamburo ha ripreso a suonare, e sono a metà del primo semestre del terzo anno di Economia e Management. Eppure, davvero, sembra ieri che mi domandavo: Economia, sì, mi affascina: ma la matematica? A me entusiasmano i crochi sperduti nei polverosi prati, la storia della mia Italia, gli uomini che hanno cambiato il mondo congiungendo pragmatismo e filosofia; Renzo che si trova davanti il Duomo e alle spalle il Resegone; l’incanto delle ‘maravigliose’ parole di Dante. Tutto vero e tutto splendido, tuttora. Posso assicurare, però, che se dentro di sé si sente a gran voce il richiamo verso le discipline economiche, o comunque verso qualcosa di analogo inteso come dissimile dal percorso liceale, ci si sentirà avvolti da un nuovo entusiasmo ed abbracciati da una nuova bellezza nell’imparare cose diverse.

Ognuno ha dei talenti e delle passioni, a volte coincidono, altre no: ora bisogna scegliere come nutrire il proprio talento in proiezione di una vita piena, autonoma e soddisfacente. Ma questo non elimina le passioni, non affievolisce i sogni, non preclude drasticamente alcun tipo di ambito lavorativo futuro.

Buona fortuna a tutti!

Che la vostra scelta possa essere scandita da un tamburo cadenzato e volitivo. Radioso.

Alberto Terrizzano