Caffé letterario: buona la prima


La storia della musica cantautorale italiana. E in scaletta personaggi come Fabrizio De Andrè, Giorgio Gaber, Francesco De Gregori. Questo il tema del primo caffè letterario tenutosi nel teatro del Collegio Bianconi di Monza. «Un esperimento per tentare di avvicinare i ragazzi al mondo della musica», spiegano i docenti della scuola, «e provare a offrire una nuova forma di dialogo con gli studenti». Test riuscito; una settantina i presenti, fra ragazzi delle medie e del liceo linguistico, e la promessa di poter presto ripetere l’iniziativa: «Magari per Natale, con un mix di canti natalizi e brani legati a un tema particolare». 

Quello del cantautorato è stato preso in considerazione per via della recente assegnazione del Premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan, ma anche per dare modo ai ragazzi di comprendere una realtà musicale caduta nel dimenticatoio. «Viviamo una stagione musicale imbolsita dai talent e da veicoli di fruizione come Youtube che non permettono una reale e critica presa di coscienza musicale», proseguono i docenti. «Si finisce così per credere di amare un’artista per le sue opere, quando in realtà è l’immagine che gli viene assegnata che si giudica, relegando l’arte a un proforma». 

La figura del cantautore nasce a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta, e per la prima volta viene offerta un’alternativa alla semplice e orecchiabile canzoncina pop. «I giovani di oggi non ne sanno niente ed è stato bello renderci conto che anche figure come De André o Gaber possono essere ancora attuali», affermano i professori del liceo linguistico. Durante la serata non sono mancati riferimenti a fenomeni sociali più “leggeri” come Jovanotti e Niccolò Fabi. «Nessuno, infatti, intende demonizzare il presente; semplicemente abbiamo voluto mettere in risalto il perfetto connubio fra scrittura musicale e letteraria, raccontando e cantando alcuni fra i principali epigoni dell’universo cantautorale». E c’è anche la componente scientifica su cui si vorrebbe lavorare, considerato che più studi hanno ufficialmente provato l’importanza della musica nello sviluppo cognitivo dei ragazzi. In pratica, l’attitudine al mondo delle sette note, aiuta gli studenti ad apprendere meglio e con maggiore facilità le materie normalmente affrontate. Il futuro? 

«Come abbiamo detto si è trattato di un esperimento», concludono i docenti, «ora vedremo come andare avanti e che cadenza dare agli appuntamenti. L’ideale sarebbe riuscire a offrire un appuntamento bimestrale (quattro incontri l’anno) con il caffè letterario; dando la possibilità ai ragazzi di intervenire in prima persona, con le loro voci ed eventuali strumenti». Come è, di fatto, accaduto durante l’ultima canzone con la quale è calato il sipario: Halleluja. L’improvvisato tributo a un altro gigante della canzone d’autore, Leonard Cohen, che ci ha appena lasciato.

Gianluca Grossi