Colloqui Fiorentini: bilancio molto positivo


 

Cosa sono i Colloqui Fiorentini

I Colloqui fiorentini sono un’occasione di incontro per docenti e studenti provenienti da tutta Italia. Ci si dà appuntamento a Firenze per i primi di Marzo, e per quella data ci si prepara sullo studio di un autore, quest’anno Pirandello. In quelle giornate magiche, nella città che ha dato i natali a Dante, alcuni relatori provenienti dalle più importanti Università della Penisola tengono lezioni e conferenze, fornendo letture di un passo o di un’opera e suggerendo nuove proposte di analisi. Nel  pomeriggio poi la parola passa ai ragazzi: i giovani partecipanti si ritrovano in un’aula del Palazzo dei Congressi e, in un’attività seminariale guidata da esperti, discutono insieme sugli aspetti dell’autore che più li hanno colpiti, e che magari sono stati considerati nella tesina da loro elaborata.

Cosa sono stati i Colloqui Fiorentini per noi

I Colloqui per noi non sono iniziati a Firenze, ma hanno preso avvio quando alcune nostre alunne di quarta liceo hanno scelto di accogliere la sfida di conoscere Pirandello, autore fuori programma e studiato di pomeriggio, a volte dopo sei, sette ore di didattica: dunque i Colloqui sono anzitutto un’esperienza che prevede un percorso fatto di impegno consapevole.

Nei mesi che hanno preceduto le conferenze, le ragazze interessate si sono ritrovate intorno a un tavolo della biblioteca e si sono lasciate guidare alla scoperta di Pirandello, in un incontro reale con l’autore sostenuto dalla lettura dei testi. In quel contesto, le parole dello scrittore siciliano che risuonavano nel silenzio della scuola vuota si sono imposte all’attenzione delle nostre coscienze, e hanno messo a tacere quella miriade di pensieri che spesso affolla la nostra mente; così in alcuni momenti ci è parso di trovarci faccia a faccia con lui, l’uomo Pirandello, che ci proponeva scorci inediti sul reale, o suggeriva prospettive nuove e affascinanti da cui guardare il mondo, ma soprattutto, noi stessi. E giorno dopo giorno, lettura dopo lettura, fra noi e lui si è instaurato un rapporto, è nato un dialogo confidenziale – un colloquio appunto – capace di trasformare; perché, è vero, dopo aver sentito “il fischio del treno” non si può rimanere quel che si è stati fino a quel momento, non si può rimanere identici a se stessi. Così, da questo dialogo, le nostre ragazze sono partite per scrivere una tesina che rendesse conto dell’esperienza vissuta.

I giorni trascorsi a Firenze, perciò, sono stati il coronamento, il punto di arrivo di un cammino iniziato tempo prima. Delle ragazze più consapevoli hanno ascoltato e apprezzato il filosofo Di Martino (Università degli Studi di Milano), hanno gustato la pregnante oratoria di Alessandro D’Avenia (docente e scrittore di romanzi di successo), si sono stupite di fronte alle riflessioni del professor Pietro Gibellini (Ca’ Foscari, Venezia) e del regista Pietro Sarubbi, mentre Firenze, col suo eterno incanto, addolciva ogni fatica.

Come già Boccaccio raccontava, la letteratura è una piacevole conversazione tra amici condotta nel chiuso di un giardino ameno, è uno spazio capace di ristorare e di istruire allo stesso tempo. Bisogna solo desiderare di entrare in quel giardino e mettersi in ascolto:  sentiremmo parlare di noi e, con meraviglia, ci renderemmo conto che sappiamo tante cose senza però conoscerle, perché non le abbiamo mai scoperte.

Hanno partecipato all’iniziativa le allieve Irene M., Laura P., Isabella R., Eleonora S., Anna V. della classe IVB, alle quali va il nostro apprezzamento e ringraziamento.

Prof.ssa Federica Brugola

Grande, placida, come in un fresco, luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna. Sí, egli sapeva, sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è data mai importanza. (…)  Ora, ora soltanto, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva. (…)  E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui,che pure per lei non aveva piú paura, né si sentiva piú stanco, nella notte ora piena del suo stupore.