L’infinita speranza della resurrezione


 

Come ogni anno, il personale docente e non docente del Collegio Bianconi ha avuto la opportunità di una riflessione comune sulla S. Pasqua.

Per una volta eravamo liberi di trovarci a tacere insieme, ascoltando la Parola di Dio e il commento sapiente di sr. Marisa Torresan che ci ha guidati in un cammino di meditazione, senza i consueti affanni delle incombenze che ci competono nei nostri abituali momenti di riunione.
Il filo conduttore è stato il cammino della Croce, di cui abbiamo esaminato alcune stazioni.
Il tema consente di porci tante domande forti, che la nostra cultura attuale spesso occulta, rifiutando di confrontarsi con esse.
Il tema della sofferenza risulta scomodo alla mentalità del nostro secolo, non viene considerato come parte del nostro cammino esistenziale, ma come un tempo di non-vita da evitare, aggirare, ignorare per quanto possibile.

Ancora più scartato è il tema della morte, autentico tabù della nostra mentalità vitalistica, tutta tesa al successo e al benessere (ma essere è una espressione forte e ricca di significato: considerando la cultura di oggi si dovrebbe parlare piuttosto di  bene-stare, bene-avere).
Si rinnova quindi lo scandalo annunciato da S. Paolo: un Dio che si fa sofferente e morente per amore, incomprensibile per  gli uomini di allora, incomprensibile per gli uomini di oggi.

Ecco allora le domande per noi, come persone e come educatori.
Come vivere nel nostro quotidiano lo straordinario messaggio della Redenzione attraverso il sacrificio di Cristo?
Come portarlo in modo vivo nella nostra vita di uomini e donne del 21^ secolo?
Con quali parole e gesti ed esempi trasmettere ai giovani di oggi la nostra infinita speranza di resurrezione?
Siamo certi che nessun nostro gesto, nessuna nostra parola e nessuna persona che incontriamo è irrecuperabile, che tutto è redimibile e redento lo sappiamo, ma come testimoniarlo?

Abbiamo avuto materiale di riflessione per tutta la Settimana Santa (e oltre).

In queste domande una testimonianza ci è certo venuta in aiuto.
Il giorno nel quale ci siamo trovati (10 aprile) si compivano i 150 anni della presenza delle Suore di Maria Bambina nel Collegio fondato dalla signorina Bianconi che, giunto il momento di lasciare la sua opera, scelse quella allora giovanissima Congregazione per continuare il lavoro educativo iniziato.
Mentre si rifletteva, mi veniva spontaneo pensare a quante Suore nel corso di un secolo e mezzo si sono avvicendate al servizio dei giovani, tra queste mura.
Ho immaginato quante parole di conforto sono state pronunciate, quante speranze sono state riaccese, quante lacrime e quanti sorrisi sono fioriti tra questi corridoi e queste aule.
Ho pensato a quante fatiche sono state raccolte, in infinite sere, nella preghiera davanti alla Madonna o al Tabernacolo.
Ho pensato ai volti di alcune suore che anch’io ho incontrate e che adesso sono nella “sezione distaccata in Paradiso” del Collegio Bianconi, da dove vegliano su di noi.

Ecco, non dobbiamo andare molto lontano per cercare testimonianze: la nostra quotidianità può essere una offerta di amore, non per sola professionalità coltivata e ricercata, ma anche e soprattutto perché sappiamo che in ciascuno di noi e dei nostri giovani vi è una dignità così grande che lo stesso Dio non ha ritenuto superfluo sacrificarsi per noi.

E quando le campane di Pasqua annunciano il “Surrexit”, suonano anche per la redenzione di ciascuno di noi.

Prof. Marco Riboldi
Preside del Collegio Bianconi