Pasqua 2018: “Le parole diventano luce per il cammino”


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Le parole diventano luce per il cammino

Giovedì 15 marzo 2018 pomeriggio. Mentre i giorni della quaresima corrono veloci verso il cuore liturgico
della Settimana Santa, i docenti del Collegio Bianconi e il personale non docente si sono fermati a
contemplare e ad ascoltare quello che le nostre sante Bartolomea e Vincenza hanno detto e, ancora ci dicono,
guardando il Crocifisso. Penso che non capiterà un’altra occasione così bella come quella che, come
comunità educante abbiamo vissuto. La sala teatro è in penombra. C’è un crocifisso illuminato: il volto ha la
soavità della misericordia. Il silenzio si impone da solo: già è preghiera. Una voce ci invita con queste
parole: “Vogliamo guardare Gesù in croce, per ascoltare e accogliere le sue ultime parole, per conoscere
l’amore con cui ci ama fino al dono della vita, per imparare da Lui a vivere la comunione col Padre nella
forma dell’affidamento e la comunione con i fratelli nella forma del perdono. Lo facciamo aiutati dalla
contemplazione di Santa Bartolomea e santa Vincenza.

Una rappresentanza di tutti i settori della scuola presta la voce a Bartolomea e a Vincenza, come ci fosse tra
noi e loro una staffetta spirituale.

Ecco le sette parole che entrano nel nostro cuore:

Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno. Prima parola di Gesù, e prima rosa di carità
ch’esce dal suo Cuore. Gran carità di un Dio! Nell’atto stesso che è crocifisso prega per i suoi nemici. Che
rimprovero per me, che non so sopportare la minima offesa!

Oggi sarai con me in Paradiso. Seconda parola che proferì il benedetto Gesù in Croce: appena pregato
subito esaudisce, e pare che stesse aspettando la supplica, per subito fare grazia. Se sapessi anch’io
pregare, quante grazie otterrei!…

Giovanni, ecco tua Madre, Donna, ecco tuo Figlio. Terza parola di Gesù. Amore infinito di un Dio; non gli
dà il cuore di lasciarci orfani, morendo Egli ci lascia in Madre Maria, e con la sua stessa bocca si degna di
affidarci a Lei.

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Ecco la quarta parola di Gesù in Croce. Ci voleva anche
questo abbandono per farti compiutamente l’Uomo dei dolori. Dappertutto non hai che oggetti da patire,
perfino il Padre vedendoti carico dei miei peccati ti abbandona, e ti lascia privo d’ogni conforto. Che spina
per il Cuore di Maria sentire questo lamento di suo Figlio! Potessi almeno io consolarli entrambi con
un’umile rassegnazione nelle avversità.

Ho sete. Quinta parola di Gesù. Questa fu una sete misteriosa, sete di compiere perfettamente la Volontà del
Padre, sete di più patire, sete della mia salvezza. Ed io sono così superficiale nel procurarmi un bene cosi
grande!

Tutto è compiuto. Sesta parola di Gesù. Ecco compiuta la grande opera della Redenzione, ecco patito tutto,
ecco dato al mondo questa grande testimonianza del tuo amore per gli uomini. Ed io che farò per te?

Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito. Ultima parola di Gesù, poi, chinando il capo, è morto per
me. Anch’io, caro Gesù, nelle tue mani raccomando quel poco impegno e fervore che mi hai donato in questi
giorni, custodiscilo tu nel tuo Cuore, e dammi la grazia di crescere nel tuo amore.

Adesso, per noi, viene il momento più intenso: chi vuole comunica a tutti le proprie risonanze interiori. Le
sante sono con noi ai piedi del Crocifisso e, penso, ci guardano con benevolenza contente del loro essere
presenti in mezzo a noi in questo meraviglioso campo che è la nostra vita.

Dopo l’ascolto e la condivisione è il momento di un gesto luminoso che accompagna il nostro cammino quaresimale e che si traduce, ora, nell’accensione di tanti lumi al cero pasquale che, ciascuno depone ai piedi
del crocifisso: la luce entra nel cuore, nella vita, nella scuola, nella comunità, nella famiglia. E vi rimane
nella fedeltà di un Dio che non si stanca, in Gesù, di tenere quelle braccia allargate sul mondo e su questa
nostra storia che porta i segni di tanto dolore, ma anche di tanta vita, di tanta generosità, di tanta speranza.

L’augurio di Pasqua che suor Marilena legge a tutti i presenti dice così: Lasciamo che lo stupore gioioso di
Pasqua si irradi nei pensieri, negli sguardi, negli atteggiamenti, nei gesti e nelle parole.
E mentre i docenti escono dalla sala teatro, i lumini rimangono ai piedi della croce a illuminare la strada che
porta verso casa. Ci fanno compagnia queste parole: Ho procurato di mettermi con il cuore e con la mente ai
piedi della Croce e, in silenzio, ho ascoltato ciò che mi diceva il mio Amore Crocifisso. (Bartolomea). Il
Crocifisso è un gran libro da meditare e da imitare: chi sa il Crocifisso sa tutto, chi non sa il Crocifisso, non
sa nulla. (Vincenza)

Suor Mariagrazia Disarò

Le due risonanze a margine sono il coronamento di un pomeriggio dedicato alla formazione.
Oggi pomeriggio ho vissuto assieme agli altri docenti del Collegio Bianconi il momento di Preghiera in
preparazione alla Pasqua. Mancando dei lettori mi sono offerto volontario e ciò ha fatto in modo che mi
ritrovassi in prima fila (molto “prudentemente” io mi ero seduto verso il fondo del gruppo, ma come dice il
Vangelo). Dalla prima fila, però, non si poteva proprio fare a meno di vedere (più che guardare) il grande
crocifisso esposto per l’occasione. Del crocifisso mi colpivano in particolare due aspetti, apparentemente
contraddittori: da un lato la soavità del volto, dall’altro le gocce di sangue che correvano lungo i polsi.
Quello che mi colpisce in questa quaresima è la mia incapacità ad un abbandono fiducioso a Dio, alla sua
volontà. La soavità del volto di Cristo viene proprio da una fiducia incondizionata nell’amore del Padre. Se
sei Figlio di Dio, abbandonati completamente a Dio. Nel mezzo di questi pensieri mi è tornato alla mente il
brano del vangelo in cui i discepoli sono angosciati sulla barca in balia della tempesta, mentre Gesù sta
dormendo. Un sacerdote una volta ha detto: “Con Gesù sulla barca, la barca è inaffondabile”. Ecco, l’augurio che faccio a me stesso e a tutti in questa quaresima è di aggrapparci a questa consapevolezza e
viverla ogni giorno per ritrovare un po’; della soavità di chi è stato fatto a immagine di Dio e così portarla
anche agli altri.

Prof. Marco Sant, docente di fisica al Liceo

L’incontro di giovedì pomeriggio è stato molto intenso. Vedere, entrando in teatro, il Cristo crocifisso posto
per terra, quasi sdraiato, mi ha donato una silenziosa letizia. Colui che salva il mio peccato è in croce per
me. Per anni mi sono detto, tra me e me, che “se Dio è davvero colui che dice di essere, allora io non solo
devo chinarmi, ma anche inginocchiarmi e scavare una buca per poter prostrarmi meglio a Lui che mi ha
creato”. L’occasione di giovedì pomeriggio, come tante occasioni degli ultimi anni, mi stanno facendo capire
un’altra cosa: Dio non mi chiede di prostrarmi come un suddito, mi chiede di essere me stesso, mi chiede di
essere semplice, vero, genuino. Quindi il modo migliore che ho, anzi che abbiamo, a mio parere, per amarlo
è lasciarsi amare da Lui. E questo cambia la prospettiva. Non, innanzitutto amarLo, ma lasciarsi amare. Per
anni ho cercato la letizia del cuore, la certezza che, qualunque cosa possa accadere, Lui mi ama.

Pier Giorgio Bàmbina, docente di lettere al Liceo