Ai tempi del coronavirus


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Quando raccontavo alle mie figlie della straordinaria nevicata dell’85, con la chiusura improvvisa delle scuole, il parere era unanime: che fortuna che avete avuto! Nessuna, di fatto, si sarebbe potuta immaginare un’esperienza simile. E invece, eccoci serviti una intera settimana di “quarantena”, che potrebbero diventare due (sulla base delle decisioni che vorrà prendere domani il governo). Questa canzone è stata composta in questi giorni funambolici, trepidanti e davvero inaspettati. Per due motivi: riepilogare le incredibili capacità biologiche dei virus, e provare a affrontare il problema razionalmente. L’enfasi, infatti, è nemica della capacità di riflettere adeguatamente su una criticità. A che punto siamo? Stamane i dati italiani parlano di 650 contagi, 17 decessi, 45 persone guarite. I focolai, gli stessi di una settimana fa. La prova che governo, medici e protezione civile, stanno lavorando con successo. In Cina? Per la prima volta il virus sta subendo una battuta d’arresto; anche se aumentano in casi in Corea e in Germania (32 contagiati); e la British Airways comunica di voler cancellare altri voli per l’Italia fino al 28 marzo. Misure eccessive? No. Perché il coronavirus è (e rimane) altamente contagioso. Significa rischiare di avere moltissimi pazienti che abbisognano di terapie intensive, ma non gli spazi per accoglierli tutti. Come mai? Perché non è esattamente “una banale influenza”, ma un virus capace di compromettere le aree polmonari più profonde, creando, seppur in rari casi, grosse difficoltà respiratorie. Il governo racconta balle? No. I complottisti non fanno bene al Paese; il virus c’è e va tenuto a bada, senza credere e far credere che l’Apocalisse sia dietro l’angolo. Perché i bambini non si ammalano? È vero solo in parte, ma è probabile che il loro sistema immunitario risponda meglio ai virus, un po’ come accade con la varicella (molto più delicata negli adulti). Infine, il caldo. È vero che con la bella stagione sarà il COVID-19 a finire in quarantena? Possibile, non certo. È accaduto con il virus della Sars nel 2003, ma non con un altro agente virale che ha colpito il Medio oriente nel 2014. Quindi? Non ci resta che aspettare e osservare le indicazioni che ci vengono suggerite. E se qualcuno avesse voglia, ecco un po’ di musica!

Gianluca Grossi
Professore di Scienze del Liceo e della SS1G

 

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